Il fantasma magnetico

Martina Tremenda, dopo tanto girare,

cercava un pianetino dove riposare.

“Io,” disse l’astronave “ne conosco uno

dalle parti degli anelli di Nettuno.

 

È un angolino colorato, raro e prezioso,

l’ideale per chi cerca un riparo silenzioso.

Si può dire anche che sia ben frequentato:

per quanto ne so, nessuno c’è mai stato.”

 

“Partiamo!”, rispose Martina entusiasta,

“Voglio esplorarlo e farmi una siesta.”

E volando diritto più veloce un gabbiano

l’astronave sbagliò strada e arrivò su Urano.

 

“Non ne fai una buona, non vali un copeco:

ti orienti peggio di un australopiteco!

Guarda, sugli anelli c’è una specie di serpente:

ah, no! È un’ombra seduta, tutta trasparente”.

 

“Ciao,” le disse Martina con dolcezza,

“cosa fai tutto pieno di amarezza?”

“Sono uno spettro elettromagnetico,

un fantasma sconosciuto e poetico.

 

Nessuno mi parla perché sono aristocratico,

ma mi sento pieno di luce, mi sento… cromatico!

Vorrei fare l’astronomo o il calciatore,

il liutaio, il cantante oppure il pittore.

 

Ma ho un ruolo difficile ed enigmatico:

chiamami, se vuoi, fantasma magmatico!

Borbotto sempre, luminoso e vulcanico,

oh, se tutti mi guardassero senza panico!”