Il fantasma invadente

Martina Tremenda girellava su Marte,

sognando d’essere da un’altra parte.

Le disse la nave: “Andiamo lontano,

dalle parti di Giove, Saturno o Urano”.

 

“No, ascolta: se penso ai tuoi consigli,

mi cresce un lupo dentro, denti e artigli!

Lassù c’è il fantasma elettromagnetico,

depresso, triste e piuttosto antipatico!”

 

“Martina,” disse una voce dall’interno,

“Non dire così del mio fantasma paterno!”

“Ma chi è che parla dalla mia pancia?

Ho mangiato solo tre ceci e un’arancia!”

 

“Sono X e di quello spettro sono figlio,

e se non smetti, io t’acceco o t’abbaglio.

Sono X, spettro penetrante e invadente.

Sono X, vampiro crudele e impenitente.

 

“Esci da me stessa subito a capofitto,

non sono mica una casa in affitto!

Esci e parlami del tuo mondo violento,

di stelle cannibali spazzate dal vento.

 

Portami i tuoi racconti preziosi

di esplosioni stellari, di fasci gassosi,

di buchi neri e di antimateria ruotante,

d’un universo che muta a ogni istante:

 

sei un messaggero della galassia intera,

e stai nella mia pancia come una pera?

Vattene, spettro noioso! Sei un coniglio!”

E lo cacciò fuori con un grande sbadiglio.