Gli orecchioni di Martina

Filastrocca di Stefano Sandrelli. Legge Angelo Adamo

Martina Tremenda, esploratrice spaziale,

arrivò a Medicina su un’onda gravitazionale.

Sarà stato lo spazio-tempo in espansione,

ma quando scese aveva un orecchione.

 

Disse ironica: “Non sono una favola?

Ho un orecchio grande più d’una parabola,

di quelle che si usano per la televisione:

volete guardare un film o un cartone?”

 

“Martina, non vorrei essere indiscreta,

ma preferirei un documentario su Creta.

E scommetto che per cambiar canale

devo toccarti l’orecchio normale.

 

E funzioni anche come una radio,

sento persino la cronaca dallo stadio!

Se poni orecchio allo spazio profondo,

Riceverai segnali da un altro mondo.”

 

“Sento il ronzio della nascita dell’universo,

trottole che girano nell’uno e nell’altro verso,

nubi molecolari e un gracidar di rana,

ma mi sento soprattutto strana.

 

Che virus ho preso, astronave dottore?

Guariscimi guariscimi, per favore”.

“Hai una febbre da cavallo o da olinguito

se ti tocco mi brucio, mi scotto un dito.

 

“Prendi questo foglio e questa penna,

bisogna abbassare la temperatura d’antenna”.

Ma a quel punto Martina si svegliò

e a scrivere il suo sogno incominciò.