La nube alcolica

Filastrocca di Stefano Sandrelli. Legge Angelo Adamo

“Ogni volta che metto in moto e dico vai,

astronave mia, mi ritrovo in mezzo ai guai:

da qualche parte c’è senz’altro un guasto,

ho provato tutto, mi resta un solo tasto.”

 

“Bambino caro, non toccare quel pulsante,

se lo premi, mi viene un prurito assillante:

devo prendere un’aspirina e un calmante

che farebbero addormentare un elefante.

 

Alieno, l’elefante, non avrai pensato africano:

grande come quelli che facevano baccano

sul pianeta abitato da alieni pellerossa,

dove abbiamo conosciuto la Gigante rossa.

 

Fortunato quel pianeta! La gigante era grossa

e tenera: a scuola andava male ma fu promossa.

Era sempre con quell’animale con la proboscide,

amica di un pirata con due code un po’ viscide.”

 

“Gioca gioca, prendimi in giro,” disse Martina

“Ma lo vedi che sei confusa: sono una bambina,

non un maschio. Mai visto né pirati né elefanti

né scolaresche né pellerossa né giganti.

 

Con questa nube molecolare attraversata,

ricca di alcol e cioccolata, ti sei ubriacata:

parli e inventi tutto, forse sono solo sogni,

Non so, me ne stai raccontando di ogni…”

 

“Martina,” l’astronave sospirò un secondo

e si addormentò con un pensiero vagabondo:

“Ogni bambino alieno fortunato gioca

con Martina,” esploratrice senza pelle d’oca.