La ballata delle galassie

Martina Tremenda, tanto per cambiare,

viaggiando nel cosmo si trovò in alto mare.

“Questa astronave,” disse, “non ne azzecca una:

ci siam persi e stavamo andando sulla Luna!

 

Eccoci dentro una nube grande, nera e gassosa,

per fortuna sono un’esploratrice coraggiosa.”

Era tutto buio e c’era una strana vibrazione

come se qualcuno canticchiasse una canzone.

 

Si la sol fa mi re do, ambarabàciccìcoccò

Si re la si sol sol fa, si rilassi sul sofà.

“Di sicuro” pensò Martina, non è un violino…

è piuttosto la cantilena di un bambino!

 

“Strano,” pensò Martina, “nei vuoti interstellari

non ci sono suoni, ma onde gravitazionali.

Forse sono le galassie che suonano il tempo

sulle corde dello spazio-tempo.

 

Magari pianeti, stelle e l’altra roba spaziale

parlano con un linguaggio musicale?

Non ci credi tanto? Ma vedi, in fondo,

intorno al Sole i pianeti fanno il girotondo!

 

Devo pensarci ancora un po’, ma sarebbe forte

l’universo che balla al suono di un pianoforte!”

Così viaggiava senza meta Martina cantatrice:

si era persa, è vero, ma era felice.